Il racconto di Marco Mastrovalerio, il guardiano del faro: una storia di luce, mare e sensibilità.
Viaggio nel faro simbolo di San Vito Lo Capo

Il racconto di Marco Mastrovalerio, il guardiano del faro: una storia di luce, mare e sensibilità.
In Sicilia c’è un faro che sembra uscito da una fiaba. Non per magia, ma per la capacità di chi lo custodisce di trasformare un luogo di pietra e vento in un racconto di bellezza, rispetto e memoria.
Quando immagino un itinerario in Sicilia, cerco sempre di creare un’esperienza capace di accendere tutti i sensi: la sorpresa, il silenzio, l’emozione che nasce davanti alla bellezza silenziosa.
Tutto è iniziato un sabato di settembre, a Trapani. Il cielo era coperto, la pioggia insistente, ma il programma non cambiava: visitare il faro di Capo San Vito, a San Vito Lo Capo, e proseguire poi a piedi lungo il sentiero costiero fino alla Grotta dei Cavalli, dove antichi graffiti eneolitici raffigurano scene di caccia con figure simili a cavalli.
Nello zaino, il necessario: pranzo al sacco, acqua e impermeabile. Qualcuno ha rinunciato per via del maltempo, ma noi siamo partiti comunque.
Ad accoglierci, il signor Marco Mastrovalerio, guardiano del faro — o, come si dice oggi, “Reggente”. Compare da dietro l’edificio e, mentre si avvicina, si china più volte a raccogliere qualcosa da terra. “Sono lumache,” ci spiega. “Con la pioggia escono dappertutto. Le sposto sull’erba per non calpestarle.”
Un gesto semplice, ma rivelatore: da quel momento ho capito che la nostra visita sarebbe stata speciale.
Dentro il faro, ogni angolo racconta una storia. Marco ha trasformato nicchie e stanze in piccoli spazi museali che conservano la memoria della marina militare e della navigazione siciliana.
L’ufficio di Marco, all’interno dell’edificio, è una stanza in cui è sistemata una scrivania con libri, fogli, computer e un grande lampadario che lui stesso a realizzato e ciò che colpisce di più è tutto l’arredamento: il mobile vetrina e le mensole dove sono sistemati tutti gli oggetti che nel tempo Marco ha recuperato,restaurato e salvato dall’ombra polverosa di magazzini e stanze utilizzati per dimenticare strumenti antichi di orientamento e navigazione del mare di un tempo passato e che oggi non vengono utilizzati più..
Nel suo racconto Marco spesso cita l’esperienza di lavoro e soprattutto di vita trascorsa sull’isola di Pantelleria che gli ha cambiato prospettiva del tempo, riappropriandosi così dell’autentico privilegio dello scandire lento di ogni attività nel tempo libero, scoprendo anche il fascino delicato e magnetico dei gatti.
Lungo la scalinata a chiocciola in marmo — duecento gradini fino alla sommità — si incontrano altre testimonianze di questo museo verticale. Ogni nicchia è un frammento di storia: mappe, documenti, strumenti ottici, tutto racconta l’evoluzione dei fari e di chi li ha custoditi nel tempo.
In cima, la vista è sconfinata. Il mare si fonde con il cielo e l’orizzonte scompare. Entriamo nella sala della lanterna, il cuore luminoso del faro: qui la luce prende forma grazie a un sistema ottico complesso di lenti e prismi che, un tempo alimentato da lampade a olio, oggi si affida a tecnologie moderne come i LED.
La visita al faro termina chiacchierando simpaticamente nell’atrio antistante e dove vive un piccolo villaggio felino di cui Marco Mastrovalerio si prende cura. Ogni gatto ha un nome e delle proprie abitudini, ci racconta Marco indicandoci un gattino bianco e nero cieco da un occhio di nome Rayban.
Il fascio luminoso del faro di Capo San Vito continua a segnare la rotta dei naviganti, ma anche quella di chi cerca, sulla terra, luoghi dove la cura e la bellezza convivono.
Il faro di Capo San Vito non è solo una meta: è un’esperienza di luce, silenzio e cura. Un racconto di mare che continua ogni giorno, grazie a chi sceglie di custodirlo con rispetto e meraviglia.
Annalisa Messina
Guida Ambientale Escursionistica Esperienziale.


















